La tradizione delle Palme di Confetti

di Annalisa Mazzarella 

La Penisola Sorrentina è famosa non solo per la sua storia e le sue bellezze paesaggistiche, ma anche per le tradizioni della Settimana Santa che comincia con la Domenica delle Palme e finisce con la Santa Pasqua suscitando grande interesse ed emozione, non solo per i cittadini,  ma anche per i tanti turisti che affollano il nostro Paese.

Quest’anno, purtroppo, a causa della diffusione della pandemia da Covid-19, nel rispetto della normativa vigente, sarà una Domenica delle Palme particolare, con le chiese chiuse, senza la tradizionale benedizione dei rami di ulivo e senza la processione che rievoca l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, ma avremo la benedizione del Santo Padre Papa Francesco che, da una surreale Basilica di San Pietro completamente vuota, benedirà noi e le nostre case.

Con quest’articolo vi racconterò la storia e le origini della nostra tradizione molto sentita qui in Penisola Sorrentina.

Le “palme di confetti” riproducono rami di fiori, cestini e alberelli (palma con piede, di diverse misure) e l’immancabile palma realizzata in midollo di fico, realizzate con grande abilità manuale e maestria da donne, uomini e bambini della Penisola, che, utilizzando confetti di diversa misura e colore, hanno dato vita ad una tradizione che sempre più spesso diventa “Arte”.L’abilità, la fantasia, l’originalità e soprattutto la grande pazienza e il lavoro che c’è dietro sono le grandi protagoniste di quest’Arte che sta diventando famosa in tutta Italia e all’Estero.

La tradizione della palma di confetti ha origini antiche, porta in sé tutta la simbologia del dono. Essa infatti non viene acquistata, ma ricevuta in dono. Tale rituale non è obbligatorio, si sceglie a chi portarla e chi la riceve vede, in quel gesto, un atto d’amore. Se in passato la palma era destinata ad essere mangiata lo stesso giorno dopo la benedizione, oggi la si tiene esposta in casa, come un bisogno costante di protezione. Ma ancora c’è chi vuole mangiarla attratto dal profumo inebriante dello zucchero che ricopre le mandorle ed altro….

Com’è abitudine, ogni anno, il giorno della Domenica delle Palme, la Chiesa ricorda il trionfale ingresso di Gesù a Gerusalemme, in sella ad un asino, osannato dalla folla che lo salutava agitando rami di palma. In questo giorno di festa, oggi come ieri, i sagrati delle chiese si affollano di fedeli per la benedizione del ramo d’ulivo e delle cosiddette “palme di confetti”.

Il successo di questa tradizione si accompagna ad una leggenda: “si narra che una Domenica delle Palme nel XVI secolo, mentre gli abitanti sorrentini si preparavano ad andare in chiesa per la benedizione dell’ulivo, all’improvviso risuonò l’allarme che avvisava di salvarsi al più presto dalla furia dei pirati saraceni. Il prete, già rivestito dei paramenti sacri, uscì sulla soglia della chiesa con l'aspersorio, invitando non solo le donne, ma anche gli uomini, per la benedizione delle palme, prima di correre ad armarsi. Tutti entrarono in chiesa, tranne un giovane pescatore che si recò sulla spiaggia di Marina Grande. Mentre il prete benediceva i ramoscelli d'ulivo, scoppiò una tempesta che fece affondare tutte le navi dei saraceni. Si salvò soltanto una giovane schiava, trascinata dalle onde sulla spiaggia, dove venne raccolta dal pescatore. Il giovane la condusse in chiesa ed annunciò il miracolo dell'affondamento delle navi saracene. Si verificò, a questo punto, un secondo miracolo. La fanciulla, gettatasi a terra, gridò piangendo di voler diventare cristiana, per ringraziare Dio d'averla salvata dalla morte e dalla schiavitù. Al prete, che le assicurava che avrebbe esaudito il desiderio, ella offrì l'unico bene in suo possesso. Da un sacchetto legato al collo, tirò fuori una manciata di confetti bianchi, portati dalla sua terra. Dopo essere stati benedetti, i confetti furono distribuiti tra i presenti che non li avevano mai visti prima. La bella saracena rimase a Sorrento, sposò il pescatore e svelò alle donne il segreto della preparazione dei confetti e della confezione delle palme.”

Da allora, le palme sono fatte con i confetti nel ricordare il miracolo che salvò Sorrento dai pirati saraceni.

Questa tradizione si è sviluppata, in particolar modo, nella seconda metà del Novecento. Com’ è d’uso nella tradizione Cristiana, accanto al ramoscello d’ulivo, anche le palme di confetti vengono benedette il giorno della Domenica delle Palme e poi scambiate tra parenti ed amici.

Tale tradizione si è tramandata di madre in figlia ed è anche divenuto oggetto di commercializzazione tanto che, nelle settimane che precedono la Santa Pasqua, le vetrine di negozi e bar ne offrono di tutte le forme e colori. Nel corso degli anni le palme di confetti vengono utilizzate anche per confezionare bomboniere, per decorare i tavoli nuziali o per realizzare i bouquet da sposa. 

Ma come si realizzano queste meravigliose opere d’arte di confetti?

La lavorazione accurata e paziente delle palme di confetti avviene già subito dopo Natale e il ritmo si intensifica nelle settimane che precedono la Domenica delle Palme e della Santa Pasqua.
Come in passato ancora oggi la preparazione delle palme avviene nella comunità familiare. Molte donne trascorrono giorni interi a confezionare palme al solo scopo di mantenere viva la tradizione.
Si racconta che un tempo le porte delle case venivano lasciate aperte per dare la possibilità, a chi voleva, di poter entrare, imparare, aiutare o semplicemente curiosare e vedere come si realizzavano.

Tutti i componenti della famiglia erano coinvolti ed ad ognuno veniva assegnata una mansione: ai bambini veniva richiesto di indossare guanti bianchi (come quelli usati nella Processione Bianca del Venerdì Santo) per non sporcarsi ed il loro compito era quello di scegliere, secondo la misura, i cannellini (confetti bianchi lunghi e sottili con all'interno un cuore di cannella, adoperati, in particolare, per realizzare la “palma con piede a forma di Alberello”. La loro notorietà è legata a Giacomo Leopardi che ne mangiava abitualmente in grandi quantità, tanta era la passione del poeta per questi dolci).
I ragazzi più grandi tagliavano la carta velina, mentre gli uomini preparavano il filo di ferro. Le nonne e le mamme dirigevano i lavori.

I confetti (di varie misure e colori), il filo di ferro, la carta velina colorata, i fiorellini, le foglie e le candele sono gli elementi principali per confezionare una palma, poi la fantasia ed altri oggetti fanno da cornice.

Una volta scelti con cura i confettisi passa alla vera e proprio realizzazione dei fiori per realizzare la palma.
Per fare ciò si seguono alcuni passaggi: su un filo di ferro arroventato sulla fiammella di una candela si infila il confetto. Questo procedimento serve per far penetrare con più facilità il fil di ferro nello strato di zucchero del confetto. La scelta del tipo di confetto fa la differenza: il confetto con mandorla è più resistente ed è più facile da infilare; il cannellino al contrario è un confetto più delicato: spesso, a contatto con il ferretto rovente, resta macchiato dalla colatura dello zucchero e si annerisce. Terminato questo primo passaggio, si passa al secondo: i confetti vengono lasciati asciugare o su un panno o in un barattolo di vetro. Questa operazione consente allo zucchero – che si è fuso durante la bruciatura – di solidificare. Fatto ciò il ferro viene poi rivestito con carta velina bianca o colorata per creare lo stelo, poi si raccolgono dai tre, ai quattro- cinque confetti infilati, legati tra loro avvolgendo insieme i gambi e disposti a raggiera per realizzare un fiore e poi lo si assembla con l’aggiunta di pistilli, fiori, foglie, boccioli ed altro per creare la composizione desiderata.
Durante il periodo di lavorazione, le palme vengono coperte e conservate in ambienti non umidi, ad una temperatura costante, in modo da tenere inalterata la qualità dei confetti.
La palma più diffusa in Penisola Sorrentina è la palma bianca e argento a forma di alberello la cui realizzazione richiede un lavoro minuzioso e lungo sia per la scelta dei confetti sia per la realizzazione della struttura (realizzata con ferro e una base a tre piedi).

Le palme di confetti, oltre a rappresentare rami di fiori, bouquet, alberelli, cestini di vari colori, forme e dimensioni, a volte riproducono arredi sacri, ad esempio gli ostensori, usati per decorare gli altari e chiamati anch’essi “palme”.

La “palma d’altare” è una composizione di foglie e fiori realizzata con migliaia di cannellini argentati innestati su vasi di legno scolpito e dorato.

Questi lavori erano realizzati dalle monache di clausura e donati alle chiese da famiglie facoltose. Queste palme adornavano gli altari durante le festività. Un’esempio di una palma che riproduce quella d’altare risale agli anni’40 realizzata con frasche innestate su un piede confezionato con cannellini bianchi e confetti tondi d’argento. Nella Chiesa dei Servi di Maria a Sorrento sono custoditi 20 esemplari di palme d’altare. La realizzazione segue lo stesso modello di quello delle palme di confetti. Per far ricordare ancora di più le palme di confetti a quelle d’altare alcune donne le conservano al riparo dalla luce e dall’aria sotto campane di vetro.

La palma di midollo di fico

La palma di midollo di fico segue un procedimento completamente diverso da quelle di confetti. Il metodo è un pò più laborioso e si realizza estraendo i midollo che si trova negli steli delle piante di fico.
Per prima cosa bisogna cercare la materia prima, costituita dal midollo dei nuovi germogli della pianta del fico, vanno cercati i germogli giovani cresciuti nell'anno e poi ci sono alcune qualità migliori di altri. Questi germogli sono fatti tipo bambù, cioè ci sono dei nodi circa ogni 5 - 10 cm. Tagliati questi germogli in tronchetti, con dei rametti di ulivo si estrae il midollo (una specie di sigaretta bianca e morbida). Questa “sigaretta” costituisce la materia prima, è una specie di plastichina bianca che poi asciugandosi si indurisce. Queste "sigarette" devono essere tenute in una pezzuola bianca ed umida e poi con l'utilizzo di lamette, forbicine o bisturi vengono velocemente lavorate fino a creare delle piccole “colombine” bianche in varie posizioni chiamate “palommielli” oppure alcuni tipi di fiorellini o pecorelle, ogni singola parte viene unita con sottili fili di rame e poi fissata su dei supporti. Queste piccole sculture vengo utilizzate per decorare i rami di ulivo e le palme di confetti. A volte vengono utilizzate anche per realizzate delle composizioni.

Per mantenere viva e inalterata questa straordinaria tradizione, da oltre un anno, è stata costituita a Sorrento l’Associazione “Le Tradizioni di Sorrento: le palme di confetti ed altro…” con la finalità di preservare, promuovere e valorizzare le forme e le tecniche più antiche e diffondere la cultura e l’Arte delle Palme di Confetti, in special modo nelle giovani generazioni,considerate come espressione dell’artigianato locale, della creatività femminile e come segno di pace.

L’Associazione grazie alla gentile disponibilità di esperte e generosissime signore, alla volontà di conoscenza e alle idee innovative di moltissimi giovani, ha dato vita ad un “laboratorio di abilità e d’idee gratuito” aperto a tutti che con i propri fondi finanzia l’acquisto dei confetti e di tutto il materiale utile alla confezione delle palme.

 

   

 

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